litostrato , mosaico romano

STUDIO DELLA STRATIFICAZIONE NEI MOSAICI PAVIMENTALI ROMANI

Fin dai tempi più antichi, la realizzazione di grandi superfici musive richiedeva numerose fasi esecutive, per le quali venivano coinvolte maestranze specializzate spesso suddivise in vere e proprie squadre a seconda delle mansioni svolte.

I “ pavimentarii” erano un gruppo di mosaicisti itineranti che raggiungevano i vari cantieri in base alle richieste dei committenti, assumendo all’occorrenza maestranze del luogo per la preparazione delle malte e dei sottofondi.

I mosaici venivano realizzati con marmi di importazione, a completare le risorse locali, mentre per i disegni si presume che esistessero cataloghi di modelli da cui gli artisti traevano spunto.

La lavorazione dei materiali, come pure i procedimenti esecutivi, veniva svolta da diversi addetti specializzati suddivisi per mansione:

  • “ Pictor imaginarius ” era colui che realizzava e progettava i cartoni
  • “ pictor parietarius” colui che curava il trasferimento dei cartoni sulla superficie e le proporzioni delle raffigurazioni
  • “ Musivarius” ossia l’artista che componeva l’opera , colui che materialmente inseriva le tessere nella malta di allettamento, pertanto era anche quello che aveva la maggiore conoscenza dei materiali, soprattutto delle pietre locali.

Solo dopo un’accurata preparazione degli strati pavimentali era possibile accogliere il letto di tessere.

La stratificazione, per come si presenta in vari reperti archeologici, poteva arrivare ad una profondità di circa 50 cm e si suddivideva in vari strati di composti .

pavimento a mosaico romano
Schema stratigrafico delle pavimentazioni romane a mosaico

1. Il primo approccio d’ intervento avveniva sulla terra vergine: si miscelava uno strato compatto di circa 40 cm di sabbia bagnata, in modo di non avere vuoti d’aria.
2. Il primo strato era lo “ STATUMEN”, un livello di circa 6 cm di spessore costituito da grandi ciottoli o laterizi aderenti fra loro composti in verticale .
3. Il secondo strato, detto “ RUDUS”, di circa 5 cm, era un impasto di piccole pietre o ghiaia mescolate con polvere di mattone, pozzolana e calce.
4. Ed infine il “ NUCLEUS”, di circa 2 cm: uno strato di malta costituito da una miscela di calce, sabbia, polvere di mattone e pozzolana.
Questa descrizione dettagliata è quella riportata da Vitruvio, ma in realtà alcuni noti restauratori, nel tempo, hanno notato che non sempre si riscontra la stessa tipologia di stratificazione, gli elementi variano a seconda dei materiali di recupero locali o dalle maestranze itineranti.
Per quello che riguarda la storia delle tecniche esecutive invece, le testimonianze dirette non hanno aiutato molto, i maggiori studi derivano dall’osservazione diretta dei mosaici antichi:
La stesura del letto di base era applicato a “ giornata”, ossia per porzioni giornaliere o comunque in sezioni variabili, stabilite in base al disegno da realizzare, alle capacità del mosaicista e al tempo di presa della malta di allettamento .
Le tessere venivano inserite in uno strato di malta fresca che una volta asciutta teneva solidamente i tasselli.
Una volta terminata tutta la superficie musiva, il pavimento veniva stuccato con un impasto di polvere di marmo, sabbia e calce per ottenere maggiore resistenza .Veniva inoltre accuratamente levigato con una pietra pomice ed infine lucidato con cera d’api o altre soluzioni .

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